Il caffè fa bene o fa male?
Per la maggior parte delle persone il caffè bevuto con moderazione non fa male. Una delle revisioni più ampie mai pubblicate sul tema, un'analisi di oltre duecento studi sul
British Medical Journal, associa il consumo abituale a un rischio più basso per la maggior parte degli esiti di salute studiati, con il beneficio massimo osservato intorno alle
tre-quattro tazzine al giorno (studio BMJ). Attenzione: sono dati osservazionali, come ricordano gli stessi autori. Descrivono un'associazione generalmente favorevole per chi beve caffè con regolarità, pur con alcune eccezioni come la gravidanza;
l'ipotesi che il caffè prevenga attivamente le malattie resta da dimostrare.Anche l'
Istituto Superiore di Sanità inquadra il caffè come bevanda compatibile con uno stile di vita sano per l'adulto, entro un consumo moderato
(ISSalute). La qualità del chicco conta: una
tostatura lenta a bassa temperatura preserva gli aromi e rende il caffè più equilibrato, un tema che approfondiamo nel nostro articolo sui
benefici del caffè.
Il caffè alza la pressione arteriosa?
Sì, ma in modo acuto e temporaneo, e soprattutto in chi non è abituato a berlo. Una dose di caffeina può alzare la pressione arteriosa per qualche ora dopo l'assunzione: un effetto ben documentato, che nei consumatori abituali si attenua per la
tolleranza che il corpo sviluppa nel tempo.
Sul lungo periodo il quadro cambia: diverse ricerche osservano nei bevitori abituali di caffè un'associazione con un
rischio ridotto per varie condizioni cardiovascolari, dalla coronaropatia alla fibrillazione atriale, fino all'ipertensione stessa
(ISIC coffeeandhealth.org). Per chi in giornata preferisce restare più leggero, la nostra miscela
100% Arabica Gourmet, con meno caffeina rispetto alle altre miscele Roen, è una
scelta naturale. Chi ha già una diagnosi di ipertensione fa comunque bene a parlarne col proprio medico, perché la risposta individuale alla caffeina varia molto e le condizioni cliniche pregresse cambiano il quadro di riferimento.
Si può bere caffè in gravidanza?
Sì, con moderazione, ma la gravidanza è uno dei casi in cui vale la pena essere più prudenti. Il metabolismo della caffeina rallenta durante la gestazione, quindi la stessa quantità resta in circolo più a lungo con il progredire delle settimane. Per questo l'
Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) raccomanda alle donne in gravidanza e allattamento di
ridurre l'assunzione di caffeina, indicando una soglia di cautela a tutela della salute del feto
(opinione scientifica EFSA).
Anche l'ISIC dedica un approfondimento specifico al tema, seguendo la letteratura più recente su gravidanza e consumo di caffè
(ISIC coffeeandhealth.org). In questo caso il consiglio più sensato resta uno solo:
parlarne con il proprio medico, che conosce la storia clinica della paziente e può indicare la soglia più adatta caso per caso, senza fretta di arrivare a conclusioni definitive da soli.
Il caffè a stomaco vuoto fa male?
No, non in modo strutturale per la maggior parte delle persone, anche se qualcuno lo sente più acido.
Il caffè stimola la secrezione di gastrina e di acido cloridrico nello stomaco, quindi chi ha uno stomaco sensibile può percepire più bruciore o pesantezza bevendolo a digiuno. Ma la ricerca più aggiornata indica che il consumo di caffè, per la popolazione generale, non è associato allo sviluppo né al peggioramento della maggior parte dei disturbi gastrointestinali
(ISIC coffeeandhealth.org).
La freschezza aiuta: un caffè tostato da poco e macinato al momento tende a essere più equilibrato in tazzina, con meno note aspre. È uno dei motivi per cui confezioniamo
entro 24 ore dalla tostatura e vendiamo solo grani interi, mai macinato. Chi vuole capire meglio il legame tra acidità e caffè può leggere il nostro approfondimento sull'
acidità del caffè.
Il caffè influenza la glicemia?
Nel breve periodo sì, con un effetto opposto a quello che si potrebbe pensare: una dose di caffeina
può ridurre temporaneamente la sensibilità all'insulina, spostando verso l'alto i valori di glicemia nelle ore successive. Sul lungo periodo, però, i consumatori abituali di caffè, con o senza caffeina, mostrano nelle ricerche osservazionali un'associazione favorevole con il rischio di sviluppare diabete di tipo 2
(ISIC coffeeandhealth.org). La differenza tra effetto acuto ed effetto abituale resta oggetto di studio.
Per chi cerca comunque
un caffè meno dolce nella percezione, vale la pena riscoprire il gusto naturale del chicco, senza zucchero aggiunto, un tema che trattiamo nell'articolo dedicato al
caffè senza zucchero. Per chi ha già una diagnosi di diabete o pre-diabete, il consiglio resta lo stesso: parlarne col proprio medico prima di modificare le abitudini quotidiane legate al caffè.
Il caffè può causare mal di testa?
Può succedere, ma quasi sempre per un motivo preciso:
aver smesso all'improvviso. L'interruzione brusca del consumo abituale di caffeina è un fattore scatenante riconosciuto della cosiddetta cefalea da sospensione, che può comparire entro 24 ore dall'ultima tazzina
(review su PMC). Il ruolo della caffeina sul mal di testa è in realtà ambiguo:
a dosi regolari e moderate può alleviare gli attacchi, mentre un consumo incostante, fatto di giorni pieni e giorni a zero, tende a favorire la cefalea.
La costanza conta più della quantità assoluta. Chi nota un legame anche con la qualità del riposo può leggere il nostro approfondimento su
caffè e sonno, utile per capire come organizzare la giornata senza compromettere il riposo notturno. Chi soffre di mal di testa frequenti fa bene a valutare la situazione con un medico, perché le cause possibili sono molte e la caffeina è solo uno dei fattori in gioco.
Il caffè aumenta l'ansia?
Dipende dalla dose e da quanto il sistema nervoso di ciascuno è sensibile alla caffeina. Una meta-analisi sulla popolazione generale mostra che
l'effetto è dose-dipendente: le dosi contenute non sono associate a un aumento significativo dell'ansia, mentre le dosi elevate lo sono, insieme a una percezione di stress più alta
(meta-analisi su PMC).
Chi soffre già di disturbi d'ansia tende a essere più reattivo alla caffeina rispetto alla media; quindi, vale la pena ascoltare il proprio corpo più che seguire una regola generale. L'ISIC segnala anche
un legame tra caffeina e miglioramento dell'attenzione (ISIC coffeeandhealth.org). Se la sera si preferisce restare leggeri, un blend con meno caffeina come il nostro
Armonioso (80% Arabica, 20% Robusta) o un ultimo espresso anticipato nel pomeriggio possono fare la differenza. In caso di sintomi persistenti, il consiglio resta comunque quello di parlarne con un professionista della salute.
Il caffè, per la grande maggioranza delle persone, resta un piacere quotidiano compatibile con una vita sana, purché la moderazione resti l'abitudine. Chi ha condizioni specifiche fa bene a confrontarsi con il proprio medico. Per tutti gli altri,
la differenza la fa la qualità del chicco scelto. Scopri
le nostre miscele di caffè tostato a mano e trova quella più adatta al tuo ritmo, dalla delicata
100% Arabica Gourmet all'intensa
Gran Bar.
Le domande frequenti su caffè e salute
Quanti caffè si possono bere al giorno?
Non esiste un numero valido per tutti: dipende dalla tolleranza individuale, da altre fonti di caffeina nella giornata e dalla sensibilità personale. In genere si consigliano non più di 3-4 tazzine al giorno. Il nostro approfondimento su
quanta caffeina in un caffè aiuta a orientarsi.
Il caffè disturba il sonno?
Può disturbarlo se bevuto troppo vicino all'ora di andare a letto, perché la caffeina resta attiva nell'organismo per diverse ore. Anticipare l'ultimo espresso nel pomeriggio è la soluzione più semplice, come spieghiamo nel nostro articolo su
caffè e sonno.
Che differenza fa un caffè tostato a mano rispetto a uno industriale?
La differenza si sente soprattutto in tazzina: una tostatura manuale lenta valorizza gli aromi naturali del chicco, mentre le tostature industriali veloci ad alta temperatura tendono a uniformare il gusto. Lo raccontiamo nel nostro articolo sul
caffè torrefatto tostato a mano .